• Maurilio Barozzi

Le finte protesi e il braccio di DFW - 13/12/2021

Aggiornamento: 4 giorni fa



Si può usare un braccio finto per turlupinare il prossimo? Altroché! Lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi, a Biella, dove un tizio ha indossato una protesi per tentare di raggirare l'addetta alla vaccinazione Covid e ottenere furbescamente il green pass.

Le cose a lui non sono andate bene, visto che è stato subito scoperto, ma l'episodio pone un interrogativo più intimo e generale: si può essere così cinici da sfruttare una deformità (vera o presunta) per ingannare chi si ha di fronte? In effetti, la letteratura si è sempre abbeverata di personaggi miserabili e senza scrupoli, capaci di prendersi gioco della bontà d'animo degli altri e di approfittare delle etichette convenzionali per piegarle ai propri scopi.

Fra gli esempi più esilaranti c'è “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace. In uno dei pirotecnici colloqui con una psichiatra (o qualcosa del genere), Wallace racconta di come Johnny Moncherino utilizzasse un braccio deforme per farsi compatire dalle ragazze e, infine, rimorchiarle. La cinica genialità del mascalzone scaturiva dalla capacità di caricare il momento struggente di significati psicologici e sociali (il politicamente corretto) e dunque mettere le sue “prede” in una posizione di debolezza. «In quella fase sono come strette all'angolo e se mi scaricano sanno benissimo che io potrei sempre dire: è per via del braccio», ammette con impudente protervia Johnny. Va da sé che non lo possono fare. E infatti, nell'odiosa competizione maschilistico-adolescenziale, Johnny surclassa i suoi due cugini Jackpot e Kenny nonostante siano due «che ci sanno fare con le donne». Alla fine, a imbarcare è sempre lui, proprio in virtù del suo braccio menomato. E Kenny – sconfitto e invidioso - battezza l'invalidità «Dote».


David Foster Wallace, “Brevi interviste con uomini schifosi”, Einaudi, 2000.



Maurilio Barozzi

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13/12/2021

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