Klæbo, l’uomo dei sei ori: così ha riscritto la storia dello sci di fondo
- Maurilio Barozzi

- 24 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Dalla passione trasmessa dal nonno ai sei ori in sei gare: il dominio assoluto del norvegese che ha trasformato la solitudine in leggenda.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026
LAGO DI TESERO - Nelle vene scorre sangue norreno e nel DNA ha scritta l’abitudine a essere primo. Johannes Høsflot Klæbo, primo uomo a vincere sei medaglie d’oro su sei gare disputate in un’Olimpiade, ha seguito le orme degli antenati che, a bordo delle loro navi, raggiunsero le Americhe prima ancora di Cristoforo Colombo. Lui il solco della storia lo ha tracciato sulla neve. Lo ha fatto con gli sci, ma la linea l’aveva immaginata molto prima: da quando, a due anni, suo nonno Kåre Høsflot gli ha trasmesso la passione per lo sport nordico con un paio di sci regalati assieme ai genitori. Johannes, usandoli all’inizio sul pavimento di casa, ha mischiato quella predilezione col DNA normanno distillandone l’obiettivo di essere il più forte sciatore di fondo del mondo.
In quegli anni – primi Duemila – giocava anche a calcio, il suo modello guarda caso era Maradona. Voleva diventare come lui ma probabilmente gli mancava la sregolatezza, forse la fantasia. Sceglie il fondo. Meglio così: ripensata oggi, quella scelta aveva il sapore della necessità.
Quando si presenta ai Giochi di Milano-Cortina ha già superato le cento vittorie in Coppa del Mondo, ha quindici titoli mondiali in bacheca, cinque ori olimpici, un argento e un bronzo. È già tra i grandi. Ma manca l’atto definitivo, la consacrazione che trasformi un campione in leggenda. In dodici giorni, sulle piste della Val di Fiemme, compie l’impensabile: sei gare, sei ori. Mai nessuno c’era riuscito.
Skiathlon. Sprint in classico. Dieci chilometri in skating. Staffetta 4x7,5. Team sprint. E infine la 50 km in tecnica classica, la gara-madre, quella che esiste fin da Chamonix 1924, quella che separa i campioni dai miti. Non lascia nulla agli altri. Non concede spiragli. Domina il programma intero.
Eppure qualcuno ci tiene a far sapere che da ragazzino non era un fenomeno: a 14 anni il suo allenatore lo ricorda come «uno dei tanti» e, quindicenne, arrivò 18° su 25 coetanei partecipanti a un test sui 60 metri. Lui però aveva quel sangue norreno che scruta orizzonti e impone primati. In più c’erano i consigli di nonno Kåre, suo primo allenatore e skiman, oltre che – ancor oggi, a 83 anni – suo mentore. «Non parla molto, il nonno. È un uomo timido. Ma quel poco che dice è anche quel poco che serve, perché la vita è un gioco di ombre: meno mi dici, più io ascolto con attenzione», racconta Johannes, coltivando l’albero antropologico della saggezza antica.
Che gli servisse migliorare – migliorare: il verbo che denota la sua vita – lo rammenta lui stesso raccontando di quando si trovò a passare da 82° a secondo in una gara sprint: «fu la prima volta che raggiunsi qualcosa di importante», dice. Aveva 17 anni. A venti – più grosso, più muscoloso, più avvezzo ai sacrifici ora suoi perenni compagni di strada – cominciò a vincere davvero. A 22, a Pyeongchang, diventa il più giovane fondista a conquistare una medaglia d’oro olimpica e costringendo gli abitanti del luogo a ribattezzare la rampa dove ha costruito i suoi successi: “Klæbo climb”. Diventerà un’abitudine, perpetrata pure a Tesero.
Per l’ingresso ufficiale nel mito non manca nemmeno il soprannome, titolo d’investitura imprescindibile, come racconta Barthes: rocket-man, uomo-razzo. Non molta fantasia, d’accordo. Comunque aderente.
A vederlo sciare sembra tutto semplice. Sembra tutto scritto ben prima che il finale si compia: leggero sugli sci, scorrevole ma potente, e rabbioso appena la strada s’impenna. La sua tecnica è temuta e nel contempo invidiata. Solo che dietro ci sono ore e ore di esercizi, apprendimento e perfezionamento, allenamenti fisici, abnegazione ascetica. «Con il nonno prendiamo sempre i grandi obiettivi – come le Olimpiadi di Milano Cortina o i Mondiali di Trondheim – e li scomponiamo. È difficile, e spesso richiede un atto di forza. Un atto di solitudine», ricorda.
Alla vigilia dei Giochi 2026 ha raccontato di aver chiesto la mano della sua fidanzata Pernille, lo scorso giugno. Dopo il suo «sì» è sparito nei boschi per allenarsi col nonno. Isolamento, concentrazione, mascherine per non rischiare il raffreddore… Qualcuno dice che non si sia nemmeno concesso ai selfie coi tifosi per evitare possibili contagi. Probabilmente non è vero, ma ormai la sua postura è diventata parte del personaggio e qualsiasi cosa alimenti il mito è benaccetto nella vulgata dello sciatore-anacoreta.
Se i mondiali di Trondheim del 2025 lo hanno consegnato alla storia dello sport – sei medaglie d’oro su sei gare – ne hanno anche divulgato la sua abnegazione: allenamenti in solitudine, a Livigno, lontano dalla squadra e, ha detto, «un anno di messa in pausa della vita sociale». Che però non deve essergli pesato troppo, dato che ha rifatto la stessa cosa prima di queste Olimpiadi, stavolta preparandosi a Passo Lavazè per concedersi solo svaghi al videogame. I risultati gli hanno dato ragione.
Certo, il bando agli atleti russi per la guerra in Ucraina gli ha tolto di mezzo uno degli avversari più agguerriti, Alexander Bolshunov, tre ori a Pechino 2022. Tuttavia nelle discipline veloci lo aveva già battuto, tracciando la rotta per coronare il suo sogno da numero uno.
Passata l’infatuazione per Maradona, ai tempi della scuola cominciò ad ammirare lo sciatore norvegese Petter Northug. «Una volta, a scuola, finsi un fortissimo mal di pancia perché mamma venisse a prendermi e potessi guardare in televisione la sua gara ai Mondiali – ripensa –. Ambivo a diventare come lui, con con i suoi muscoli d’acciaio, la mascella squadrata e le medaglie al collo». Adesso, per ori vinti, Klæbo ha staccato tutti, ma se vuole superare il numero totale di medaglie olimpiche vinte dai connazionali Marit Bjørgen (15) e Ole Einar Bjørndalen (14) dovrà pazientare altri quattro anni. Cosa saranno mai quattro anni per un anacoreta?
(L'Adige, 22 febbraio 2026)
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Milano-Cortina 2026.












































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