Notte, soldi, sesso/Prolegomeni. Musica e birra, vita da pub (6/11/2002)


By Night. L'inchiesta di Maurilio Barozzi sul mondo della notte - Prolegomeni
La notte girano soldi a palate. E l’industria del divertimento - discoteche, pub e indotto - pare la principale calamita di quest’economia. Nel 1999 i trentini (in tutta la Provincia) per teatro e musica hanno speso 4 miliardi e 310 milioni di lire circa. Quella è la cifra che hanno incassato nello stesso anno quattro soli pub della zona. Okay, posti alla moda. Ma in Trentino, tra bar e osterie, nel 1999 ce n’erano 3.479. Senza contare discoteche, autogrill, night club. Se alla cultura cosiddetta «alta» aggiungiamo anche quella più popolare (cinema e manifestazioni sportive). La spesa arriva a 13 miliardi e rotti di vecchie lire. Altra pagina: la statistica si disaggrega. Nello stesso anno i trentini hanno speso per ballare 8 miliardi e 334 milioni. Solo ingressi in discoteca. La statistica non conta tutto ciò che lì dentro viene consumato.
Tra le principali voci dell’indotto si possono registrare la sicurezza e l’animazione. Secondo gli esperti, in un locale servono due buttafuori ogni 150 persone. Due conti. In sere di pieno, un pub da 300 persone scuce 400 euro più Iva solo per la sicurezza. Le discoteche sono più grandi e affollate. Si va su. E i prezzi al dettaglio devono andar dietro. I locali più grandi, come richiamo, usano anche l’animazione: ballerini, cubiste, musica dal vivo. Una cubista costa grosso modo 150 euro più Iva. Un deejay molto di più.
Naturalmente ci sono anche i baristi: bravi e veloci. Se uno per fare un cocktail deve prendere in mano il manuale è fuori. Se uno lavora con gli occhi bassi, senza vedere i clienti, senza guardarli, senza cogliere al volo l’ordine, nei posti «in» ha i giorni contati. Ma i baristi bravi e veloci ovviamente vogliono di più. E allora su i costi. E allora su i prezzi.
Di questa economia, partendo anche dai dati sui pubblici esercizi pubblicati recentemente in un rapporto dell’Unione commercio, cerchiamo di dare uno spaccato in queste due interviste.
Dennis Forti - Need it Solutions
Partiamo da un dato. Dal recente convegno nazionale di Grosseto «La Polis e il ballo» emerge che l’industria della notte è in ripresa. In Italia fattura qualche cosa come 2,2 miliardi di euro all’anno. Insomma, la notte è un momento importante sotto il profilo della disponibilità alla spesa. E nel nord Italia la tendenza è ancora più accentuata.
A giudicare dai dati che si registrano in Trentino, invece, parrebbe che la frequentazione delle discoteche sia in flessione netta rispetto a qualche anno fa: il recentissimo rapporto dell’Unione commercio riporta che solo il 4,7% della popolazione (dei consumatori) ama frequentare discopub o discoteche. Inoltre, nel 1999 (ultimi dati disponibili degli annuari) si sono spesi per il ballo 8,3 miliardi di lire contro gli 11,4 miliardi di lire spesi nel 1993. E la Vallagarina, dove ci sono molti pub e una delle discoteche più famose del Trentino, non pare discostarsi dal resto della Provincia. Un dato schizofrenico rispetto al dato nazionale? La notte, in zona, non rappresenta un’economia florida?
Cerchiamo di capirne di più parlando con Dennis Forti, titolare dell’agenzia Need it Solutions di Trento che organizza spettacoli e animazione per diversi locali (pub, discopub e discoteche) della Vallagarina, del Trentino e anche sul territorio nazionale.
Dunque, Forti: c’è un controsenso tra i dati nazionali e quelli del Trentino e della Vallagarina?
No. La spesa notturna è in aumento rispetto a qualche anno fa anche qui. Forse recentemente una leggera flessione può esserci stata, ma rispetto al 1993 discoteche e discopub sono decisamente in aumento. Il dato che lei cita si riferisce agli ingressi in discoteca ma non tiene conto di un particolare: oggi, per fronteggiare l’avvento dei pub molte discoteche fanno l’ingresso gratuito, oppure impongono solo la prima consumazione.
Però anche secondo il recentissimo rapporto pubblicato dall’Unione commercio e turismo parrebbe che la frequentazione di discoteche o discopub non sia particolarmente alta.
Mah... Si faccia un giro la sera in pub e discoteche. Certo, qui in Vallagarina, ma più in generale in Trentino, nel campo dei divertimenti notturni siamo indietro rispetto al resto d’Italia... Tuttavia il dato mi pare troppo basso.
Vogliamo spiegare: in che senso Vallagarina e Trentino sarebbero indietro?
Ci sono le eccezioni, naturalmente, ma le faccio due esempi. Prenda le ragazze immagine, le cubiste. Nel resto d’Italia sono tutte vestite in modo impeccabile e buone ballerine. Qui in Trentino siamo ancora al vecchio concetto della cubista svestita: si cerca ancora di vendere un gluteo all’aria.
Quanto costa ad un locale una ragazza immagine?
Per una serata 150 euro più Iva.
E si devono spogliare?
Questo è il punto: la prima cosa che mi chiedono molti gestori è che la ragazza deve essere in costumino. Lì come fai a spiegare che la tendenza, ora, è al contrario?
Andiamo col secondo esempio, vah.
La legislazione. In Trentino non si può aprire un locale pubblico in zona industriale se non dopo particolari e defatiganti pratiche burocratiche. Mentre in giro, basta fare un salto in Veneto, in fondo al Lago di Garda, tutto è in periferia. Ciò significa che qui gli inevitabili rumori legati ad un luogo di ritrovo sono convogliati al centro. Ne perde il gestore, ne perde chi abita in zona, ne perde il fruitore. C’è poi un’altra faccenda che penalizza il Trentino.
Cioè?
La conformazione geografica, quindi le difficoltà a percorrere lunghi tratti. Da Brescia è normale andare a Milano a fare serata, ma da Rovereto non è normale andare a Fiera di Primiero o al Tonale. Così i pochi abitanti sono contesi all’arma bianca dai diversi gestori.
Eppure, secondo i calcoli della Provincia, in Trentino nel 2000 si contavano 3.479 locali (tra bar, osterie, pub e simili).
Il risultato è che alcuni vanno molto bene. Altri sono sempre vuoti.
Cosa determina il successo di pub o disco, oggi? Tenuto conto che i prezzi sono sempre più alti: al pub una birra in bottiglia la paghi anche 3,5 euro, sono 7 mila lire...
I locali che vanno sono quelli che hanno capito una cosa: è necessario investire in attrazioni d’ambiente o di animazione. Il cliente preferisce pagare una birra 3,5 euro anziché 2 se ha anche un contesto che lo diverta.
Sbaglio o sta tirando dalla sua? Non è proprio il prodotto che lei vende?
Guardi: nel mondo giovanile, il bar come luogo di spinatura non convince più. E l’occhio alla qualità è sempre aperto.
Questo lo dice anche il rapporto dell’Unione commercio. Chi è il frequentatore medio di pub e discoteche?
Single, prevalentemente maschi, dai 18 ai 30 anni. Vive in casa e spende tutto quel che guadagna in divertimenti. Ma non sono tutti così: questo è il tipo medio. La qualità sta proprio nel saper raggiungere anche gli altri.
D’accordo, però per la qualità che lei predica, disco e pub dovrebbero fare investimenti non da poco: tra immagine e sicurezza sono bei soldi. È poi sicuro che paghi sempre?
La gente è in grado di decidere. Per esempio: fino a quattro, cinque anni fa per organizzare una festa in un bar o una discoteca bastava mandare in giro volantini pubblicitari. Con un rientro in termini di presenze attorno all’uno, due per cento. Cioè, con 10.000 volantini si ottenevano sicuramente tra le 100 e le 200 persone. Oggi non è più così: se manca la qualità puoi mandare tutti i volantini che vuoi: hai il vuoto.
Perché?
I telefonini hanno cambiato le abitudini. In una compagnia i primi che arrivano fanno gli sherpa. Se arrivano in un posto e trovano il locale sotto le aspettative, avvertono gli altri e cambiano senza nemmeno aspettarli. E per lo stesso motivo è colato a picco il concetto di bar come punto di ritrovo, come punto di partenza per la serata. Se una volta ci si dava appuntamento in un posto e si rimaneva finché l’ultimo arrivava, oggi i telefonini hanno stravolto l’abitudine, facendo sì che il primo che decide avverte gli altri. E dunque tutti si trovano direttamente dove hanno intenzione di trascorrere la serata. O dove i primi hanno deciso di deviare, se il locale non li soddisfa.
Chi studia questi fenomeni parla spesso di «diversificazione» e di «servizio alla persona» come nuova frontiera dell’attrazione notturna.
Certo. Bevande alternative, spuntini o stuzzichini, arredamento curato e originale: l’immagine oggi è fondamentale. Purtroppo il fatto che molti lavorino in franchising coi grossi marchi standardizza un po’ i locali: sta ai gestori trovare alternative intelligenti.
Ci risiamo.
Basta uscire dal Trentino e si trovano le attrattive più disparate. Qualcuno organizza mostre fotografiche (e così cambia anche continuamente l’immagine del locale), altri si specializzano in arredamenti curatissimi, altri in musica particolare, altri in art and music, o letture. All’estero si fanno affari, si parla di politica.
E qui non si può fare?
Diciamo che non tutti sono ancora pronti alle novità. Però è compito dei gestori imporle. Certo, non è facile perché bisogna scegliere una linea e crederci davvero: la qualità paga sul medio lungo periodo. Per la musica live, ad esempio, alcuni baristi preferiscono 5 ragazzini appena usciti dalla sala prove perché portano una ventina di amici, piuttosto che i professionisti che portano nuova clientela ma solo se si è in grado di costruire una serie di appuntamenti continuativi.
Qualcuno, per intercettare i soldi che comunque girano, ricorre alla politica dei prezzi abbassati, tipo: paghi dieci euro e bevi finché vuoi. Con la conseguenza di alimentare i consumi d’alcool.
Senza considerare la questione etica, che non mi sento di affrontare, questa politica è perdente. Chi spera di fare affari abbassando i prezzi dell’alcool non fa salti. L’obiettivo di un buon locale è quello di vendere una birra a 30 persone, piuttosto che 30 birre a una persona. Quello che beve tanto poi ti crea problemi nel locale: importuna la gente, balla sui tavoli, chiede il «giro» gratis, e spesso il gestore non ha il coraggio di dirgli niente perché «è un buon cliente». Sbagliato: uno così è un cattivo cliente. Certo, se in un bar ci sono solo un bancone e due spine di birra, il cliente cosa vuole che faccia? O beve o va a casa.
E la droga? Uno degli stereotipi è proprio quello della droga che circola nei locali notturni. E lei sa benissimo che quando un’affermazione diventa stereotipo, significa che c’è qualche cosa di fondato.
Ecco, io credo che nella nostra zona, tutto sommato, siamo un’isola felice. È l’unico campo in cui possiamo insegnare qualche cosa agli altri. Naturale, qualcuno che fa uso di droga c’è. Ma per fortuna si tratta di una minoranza, almeno per quanto riguarda le droghe pesanti.
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Walter Groff (Master Service): «Ogni week end diamo lavoro a decine di addetti»
Walter Groff, lei è titolare dell’agenzia Master Service di Trento che si occupa di sicurezza nei locali, pub e discoteche di tutta la provincia e in diverse zone del nord Italia. Dica: anche in Vallagarina l’industria della notte è una voce economica importante?
Importantissima. Le faccio solo l’esempio dell’investimento in sicurezza nei locali: ogni week end per la mia agenzia lavorano in zona una decina di ragazzi. Nel 1989 facevamo questo lavoro in quattro in tutto il Trentino. Guadagnavo 250 mila lire a sera. Ma lavoravo solo nelle discoteche. I pub erano all’inizio. Quando mi proponevo nei pub, mi mandavano via. È andata avanti per cinque, sei anni. Ho tenuto duro: giravo l’Italia e il mondo e vedevo che dappertutto c’erano i servizi di sicurezza. Prima o poi l’usanza arriverà anche qui, mi dicevo. E infatti: ora solo per la nostra agenzia lavorano 60 ragazzi.
Sessanta buttafuori?
Non li chiami buttafuori. Non mi piace. Non sono buttafuori. Il lavoro è completamente diverso rispetto all’inizio, a 15 anni fa. Una volta dovevi fare il cattivo. Ti mettevi alla porta delle discoteche e facevi paura. Eri un buttafuori. Adesso i miei ragazzi sono veri e propri tuttofare della sicurezza. Si occupano di ogni cosa. Il vassoio che si rovescia e fa cadere i bicchieri. Un corto circuito. Uno che sta male. Abbiamo organizzato corsi di primo soccorso, per le necessità mediche. Corsi di primo intervento tenuti dai vigili del fuoco. Ora facciamo un corso sulla normativa di sicurezza. Oggi l’addetto alla sicurezza deve essere amico del titolare, dargli una mano. E deve essere amico del cliente. Aiutarlo quando serve.
E quando l’uomo della sicurezza deve sbatter fuori qualcuno?
Non si fa più come una volta. Ora se uno disturba si cerca di ammansirlo. Gli si beve una birra assieme. Si fa la battuta. Cerchiamo di sdrammatizzare le situazioni. Certo, se la questione non si risolve, possiamo anche accompagnarlo fuori. Ma senza mai mettergli le mani addosso.
Uhm... Torniamo ai conti. Una decina di addetti alla sicurezza ogni week end in Vallagarina, dicevamo. Significano un buon investimento per disco e pub...
Ogni ragazzo costa al locale 100 euro più Iva. Poi noi dobbiamo pagare il ragazzo: dai 50 agli 80 euro più Iva, dipende dal servizio.
Ma, ai locali, la sicurezza serve?
È grazie a noi che di notte nei locali ci trovi anche coppie o solo donne. Si sentono sicure. Dove ci siamo noi, sanno che in quel posto ci possono andare senza essere importunate. La sicurezza serve anche a tenere i malintenzionati lontani. Chi non vuole darsi limiti, chi vive ai margini non gradisce controlli. La sicurezza ha dato una svolta al concetto di locale pubblico. Alla sua immagine. Una volta i locali erano solo un luogo di spinatura, un punto dove si andava a bere. Adesso lì ci trovi un mondo intero: servizi, animazione, divertimento, intrattenimento. Fai conoscenze... Questo è il senso moderno del locale.
L'Adige - Maurilio Barozzi 6/11/2002











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