Caipirinha Mundial #10 - Birra e mondiali
- Maurilio Barozzi

- 2 giu
- Tempo di lettura: 3 min

Brasile, Mondiali 2014.
Mi ritrovai a bere una birra in spiaggia, sotto l'ombrellone dell'Itaipava.
Itaipava era la marca di birra che aveva finanziato il rifacimento dello stadio Fonte Nova di Salvador de Bahia, in occasione dei Mondiali 2014. In cambio lo stadio aveva preso il nome di "Itaipava Fonte Nova". Ma anche per lei è arrivato il contrappasso sotto le spoglie del potere economico.
Uno dei principali sponsor della Coppa, l'americana Budweiser, per i Mondiali ha preteso campo sgombro. La guerra tra birre ha costretto Itaipava a fare le valigie e per quanto riguarda il nome: Arena Fonte Nova bastava e avanzava.
Che il denaro si fosse insinuato nel calcio, era vecchia notizia. Ma questa edizione, griffata in ogni dettaglio, ne celebrava il trionfo. E i calciatori brasiliani gongolavano. Bastava accendere la Tv, sfogliare un giornale, entrare in un centro commerciale: ne spuntava sempre uno. Si pubblicizza una bibita, ecco Neymar. Un'altra marca: Felipão. Per le scarpe da calcio compare Dani Alves. Un’automobile? Di nuovo Neymar. Telefonia? Hulk, Bernard, Felipe e Neymar. Una catena di supermercati? Fred e Pelé. Corsi di inglese? Ancora Pelé. Ci hanno messo anche Maradona, ad abundantiam: in una vende mobili, in un'altra invece promuove ciabatte variopinte assieme a Romario. Quello spot, a un certo punto, stringe l’inquadratura sulle infradito fino a esibirne solo una, la destra, naturalmente con i colori del Brasile: «Il piede destro è nostro», chiosa il payoff, facendo il verso alla «nostra Coppa». Chi va in aeroporto, può essere aiutato a fare il check-in automatico dalle gigantografie dei capelluti Marcelo e David Luiz.
Insomma, i giocatori della Seleção, prima ancora che iniziasse il torneo, avevano già vinto il titolo della cuccagna.
Resterà l'unico.
Tuttavia, al tempo, il gusto per lo sfottò brasiliano non era ancora stato raffreddato dalla sonora semifinale di Belo Horizonte.
A dargli fiato, manco a dirlo, una serie di spot televisivi. I più apprezzati erano quelli mandati dalla birra Skol. Uno lo raccontai proprio nella rubrica Caipirinha mundial. Sulle note dell'inno di Mameli, un gruppo di brasiliani canta e storpia le parole per ringraziare gli italiani «brava gente» di aver prodigato al mondo «i maccaroni», «i cannelloni», «il panettone». Ma, aggiunge lo spot, soprattutto per aver donato al Brasile il «tetra», il quarto titolo mondiale. Infatti: di punto in bianco salta fuori una porta da calcio e c’è un rigore. Lo calcia uno che indossa la maglia azzurra numero 10 e porta i capelli legati in un codino. Non ci vuole un genio a capire che stilizza Roberto Baggio. Il rimando è a quell'ultimo, sciagurato, penalty che l’italiano sbagliò proprio nella finale mondiale, a Pasadena, nel 1994, consegnando di fatto la Coppa al Brasile. Anche nello spot il pallone va alle stelle. I brasiliani festeggiano con le loro Skol belle fresche, mentre gli sfigati italiani si disperano a gola arsa.
Ce n'era anche uno sulle note di 'God save the Queen', storpiato in «Bigode, serve the Queen», che sarebbe come dire: «Baffo, servi la regina». Sempre festa, sempre birra a fiumi, sempre due gruppi: uno di brasiliani e uno di inglesi. «Loro inventarono il calcio…» cantano i simpatici giovanotti in maglietta verde-oro «… ma dal 1966 non vincono niente.» E giù a ridere, con gli inglesi esterrefatti.

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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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