Caipirinha Mundial #12 - In sala stampa
- Maurilio Barozzi

- 7 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Brasile, Mondiale 2014.
Brasile, giugno 2014. Nei pressi dello stadio Fonte Nova di Bahia c'era l’ufficio dedicato ai giornalisti.
Mi ci fiondai per ritirare l’accredito del Mondiale di calcio.
Compiuto il periplo delle incombenze – passaporto, firme, foto, altre firme – finalmente ebbi il badge, la guida dei media e un paio di riviste piene di dati su stadi e squadre ammesse al torneo.
Durata quasi un’ora, quell’operazione e il caldo umido di Salvador mi avevano sfinito. Però era fatta: potevo rilassarmi con in mano il mio salvacondotto per tutti gli stadi mondiali. E, per sfoggiare il pass, entrai subito allo stadio Fonte Nova.
Il terreno di gioco e le tribune erano off-limits fino al giorno delle partite, così uno steward mi deviò alla press area. I condizionatori abbassavano la temperatura a meno di venti gradi mentre fuori ce n’erano 35 e umidità al 90%: temetti di essere attaccato da Montezuma ma non dissi nulla. Ringraziai lo steward, mi coprii la pancia infilando una rivista nei pantaloni ed entrai in sala stampa.
Era sterminata e buia.
Un migliaio di scrivanie alloggiavano ogni angolo della superficie ed erano dotate di lampada da tavolo e prese di corrente. Quei fasci di luce sagomavano l'ambiente conferendogli un'aria austera. Osservai i giornalisti che già trafficavano sui loro computer in religioso silenzio.
Pensando di presentarmi alla ciurma, dissi ad alta voce: «Signori, su col morale. Dobbiamo solo scrivere di calcio».
La battuta non fu apprezzata.
Due colleghi alzarono soltanto le sopracciglia per capire chi aveva parlato. Ma anche loro, come tutti gli altri, mi ignorarono. Il senso dell'umorismo non era il benvenuto na Copa das Copas.
Presi un appunto. Sarebbe poi finito in "Maracanã".
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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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