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Clarice Lispector: apprendistato all'amore 25/9/2023

Aggiornamento: 24 ott 2023


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Chi pensa ai brasiliani come gente sempre allegra, sorridente, traboccante di vita, certo non ha conosciuto la scrittrice Clarice Lispector. D’accordo, in realtà lei è nata in Ucraina, ma dall’età di due anni, nel 1922, è migrata con la famiglia a Recife e dunque a Rio de Janeiro dove è diventata una delle voci più importanti della letteratura brasiliana. Dalla sua personalità schiva sono sgorgate pagine che – in perfetta sintonia con l’autrice – hanno saputo straniare anche un altro punto fermo dell’immaginario collettivo sui brasiliani: l’esuberanza sessuale. “Un apprendistato” (1969) è il racconto di come Lorely detta Lori, un’insegnante elementare, e Ulisse, un professore universitario di filosofia, si dedichino con estenuante metodicità alla preparazione del loro primo incontro d’amore. Una preparazione interiore che durerà mesi interi e che ha lo scopo di approfondire la conoscenza spirituale di entrambi. Prima ognuno per conto proprio, dunque rivolti al “noi”, pronome che rappresenta l’unione della coppia. Già così – con due soli personaggi – si può intuire che non c’è una trama vera e propria a governare l’incedere del libro (come in quasi tutti i libri di Clarice Lispector) ma la forza propulsiva, l’attaccamento alla vicenda è dato dalla scrittura dell’autrice: un linguaggio al tempo stesso semplice ed esatto, capace di «dire l’ovvio in maniera straordinaria» come suggerisce in un passo lo stesso Ulisse. Epperò Lispector scava l’ovvio in maniera così perfetta da rendere ogni singola azione qualche cosa di memorabile. Anche una visita al mercato, per dire, si trasforma in una scoperta interiore estatica. «Finalmente vide: un sangue puro e violetto scorreva da una barbabietola schiacciata per terra. Ma il suo sguardo si fissò sulla cesta di patate. Avevano forme diverse e colori sfumati. Ne prese una con le due mani, e la pelle tonda era liscia. La pelle della patata era scura, e sottile come quella di un bambino appena nato. Anche se, toccandola, sentiva sulle dita la quasi insensibile esistenza interna di piccoli germogli, invisibili a occhio nudo». Ecco: tutto questo da una patata.

Clarice Lispector, “Un apprendistato” Feltrinelli, 1992

(L'Adige 25/9/2023)


Maurilio Barozzi LA BIBLIOTECA DI BABELE  L'attualità letta attraverso le pagine dei miei libri preferiti  Ogni lunedì, sulla pagina culturale del Quotidiano l'Adige

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