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Una mappa sentimentale per Trento (5/01/2026 - l'Adige)

  • Immagine del redattore: Maurilio Barozzi
    Maurilio Barozzi
  • 11 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 28 mar


Terreiro de Jesus a Bahia  all'imbrunire

Maurilio Barozzi - Le Città nei libri/21


Prima dell’Università, di Trento avevo solo i flash di bambino che abitava nei dintorni: la corsa all’ospedalino perché avevo scambiato per confetto una pallina di naftalina; il salto al cuore che mio padre mi faceva prendere accelerando nei pressi del dosso in viale Verona… Solo anni più tardi, diciamo fine Ottanta, tornandovi in treno ogni giorno, in città cominciai a udire - parafrasando Goethe - il brusio del borgo, il paradiso vero del popolo, dove si può diventare uomini.

Le vie di Trento assunsero da allora i caratteri di una geografia sentimentale, una specie di Maurilia, la città di Calvino che era e non è più, e che forse proprio perché non è più, si adora ricordare.

Si dice che Trento sia ordinata attorno agli assi cardo e decumano, rappresentati rispettivamente dalla via Larga (Belenzani) e Lunga (Roma-Manci). La mia mappa personale però si muoveva su direttrici parallele: stazione-via Pozzo-Orfane-Cavour dunque Piazza Duomo e via Verdi, ai tempi centro univoco dell’Università di Trento, con Sociologia a sua volta centro univoco d’Italia. Nel bene e nel male. (...)







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