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La porti un bacione a Firenze (3/10/2025 - l'Adige)

  • Immagine del redattore: Maurilio Barozzi
    Maurilio Barozzi
  • 3 nov 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 28 mar

Firenze è città d'arte per antonomasia e gli scrittori di ogni epoca fecero a gara per raccontarla: da Dante a Hesse, da Schopenhauer a Saba, da Fortini a Eliot, da Ivan Graziani a Mark Twain. Uno scrigno di bellezza che stordisce e svuota come un verso di Carducci: «Voglio adagiarmi in un tedio che duri infinito».


Terreiro de Jesus a Bahia  all'imbrunire

Maurilio Barozzi - Le Città nei libri/19


FIRENZE – Tom Jobim diceva che il miglior modo per girare New York e non farsi venire il torcicollo è farlo in barella. Firenze è per la moto. «Città in cui il selciato è una sorta di mosaico», ha scritto Schopenhauer. Ma anche città di vino, di carne, di vita. Odore di traffico. Da viale Redi fino alla stazione di Santa Maria Novella l’orizzonte pare fagocitato da tram traboccanti e auto incolonnate. La moto è la salvezza. Su la visiera del casco. Sguardi rapidi. Calcoli mentali. Scelta di traiettoria. Sorpassi. L’unica rogna sono tutte quelle zone a traffico limitato. Vabbé, se ne riparlerà all’apparire della famigerata busta verde.

Eccomi al Giubbe Rosse. Fu tana di intellettuali e Giuseppe Prezzolini vi ideò “La Voce”. Volo più basso: mi aspetta Vittorio, vecchio amico fiorentino emigrato a Trento con saudade: «Lavoro perché un giorno a casa tornerò. La porti un bacione a Firenze», sintetizzerebbe Odoardo Spadaro. (...)









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