• Maurilio Barozzi

Quando i "tennici" erano al Bar Sport - 9/5/2022


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Eravamo abituati a pendere dalle loro labbra mentre in qualche talk show, sui social network o sulle pagine dei giornali, ci spiegavano tutti i retroscena del coronavirus con le certezze di chi sa di medicina dalla notte dei tempi. Addirittura pensavo che qualcuno di loro – vista la dimestichezza anche con la penna – avesse contribuito a stendere il giuramento di Ippocrate. Poi, il 24 febbraio, la Russia ha invaso l'Ucraina ed eccoli di nuovo lì – sempre gli stessi, uno più, uno meno – a far sfoggio della loro conoscenza di “Pace e guerra tra le Nazioni”.

Dovremmo essere grati a questi illuminati che ci rendono edotti sulle più stringenti questioni di attualità. E grati anche ai mezzi di comunicazione che oggi divulgano brillanti disquisizioni un tempo iniquamente relegate in privilegiati confini.

«Il tecnico da talk/social, più comunemente chiamato “tennico” o anche “professore”, è l'asse portante di ogni discussione. Ne è l'anima, il sangue, l'ossigeno». «Il tecnico resta in studio/connesso tutta la mattina: nei rari momenti di sosta tra una discussione e l'altra, studia il quotidiano. Nell'intervallo per il pasto corre al buffet della stazione, che è sempre aperto, e lo si può vedere mentre col giornale che pende dalla tasca adesca i pendolari cercando di attaccare un bottone».

«Di cosa parla un tecnico? Di calcio, di sport in genere, di politica, di morale, di macchine, di agricoltura, di prezzi della frutta, di diabete, di sesso, di trattori, di cinema, di imbottigliamento, di spionaggio. In una parola, di tutto. Quale che sia l'argomento, il tecnico lo conosce almeno dieci volte meglio dell'occasionale interlocutore, anzi, dirà, è una delle cose che lo ha interessato di più fin da piccolo».

Ho ritoccato il brano, sostituendo qualche parola, in particolare il termine Bar Sport (dove fino a qualche tempo fa l'esibizione oratoria del tuttologo era ingiustamente confinata) con Talk/social, l'habitat che ha offerto al “tennico” il meritato riconoscimento planetario. Tuttavia il senso mi pare intatto. Riconosciuto qualcuno? I passi sono naturalmente dell'immarcescibile “Bar Sport” di Stefano Benni.

Stefano Benni, “Bar Sport” Mondadori, 1976.

(L'Adige 9/5/2022)


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