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London: il «successo vuoto» in Martin Eden 25/3/2024


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Dopo 110 puntate, “La biblioteca di Babele” chiude. Passa il testimone a un reportage mensile che si chiamerà “Le città nei libri” e che troverete, sempre sulla pagina culturale del quotidiano l'Adige, ogni primo lunedì del mese.

Come ultimo libro della rubrica ho conservato uno dei miei preferiti: “Martin Eden” di Jack London che, uscito nel 1909, tratta il tema della vacuità del successo con l’imperitura sagacia dei classici. La storia è quella di un marinaio che vuole diventare scrittore. Lavora durissimo per riuscirci e tuttavia fatica a imporsi. Anzi, inizialmente i suoi manoscritti sono sdegnosamente rifiutati. Poi, quando ormai pare aver rinunciato alla carriera letteraria e pure la sua vena creativa si sta inaridendo, ecco il punto di svolta. Grazie all’amico Brissenden, Martin Eden partecipa a un’assemblea di socialisti e fa un discorso che, sebbene completamente travisato dal giovane giornalista presente, lo rende famoso. Da quel momento la vita di Martin cambia e gli editori fanno a gara per accaparrarsi i manoscritti che avevano respinto. Il fatto è che ormai Martin ha perduto la verve che lo aveva spinto all’inizio, quando era affamato, quando voleva arrivare, quando pensava ancora di diventare famoso scrivendo libri dozzinali per poi utilizzare la propria fama e scrivere ciò che davvero desiderava («prima lavoro mercenario e reddito, dopo capolavori», dice). Ricco e ben accetto nei circoli che prima lo escludevano, si rende però conto che la celebrità che credeva  un mezzo è in realtà divenuta un fine. Meglio: la fine. Martin vive di rendita dei suoi vecchi scritti («il lavoro era già stato eseguito» ripete, «quando mi sputavate addosso come fossi un cane rognoso»). E comprende di aver perso lo spirito rivoluzionario, la voglia di creare qualche cosa. Ormai ha solo rabbia da spargere sull’alta società che ora lo acclama. Vorrebbe tornare l’uomo che scriveva nel sottoscala, spinto dai morsi della fame, ma non è più possibile. «Giunse alla conclusione di non essere nessuno, niente. Mart Eden il teppista e Mart Eden il marinaio erano stati reali, erano stati lui; ma Martin Eden! il famoso scrittore non esisteva». Era caduto nelle tenebre e «nel momento in cui seppe, cessò di sapere».

Jack London, “Martin Eden”, Garzanti, 2002.

(L'Adige 25/3/2024)


Maurilio Barozzi LA BIBLIOTECA DI BABELE  L'attualità letta attraverso le pagine dei miei libri preferiti  Ogni lunedì, sulla pagina culturale del Quotidiano l'Adige

Maurilio Barozzi

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