• Maurilio Barozzi

Il giornalismo del dottor Pereira 17/10/2022


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Nell'attuale Rinascimento giornalistico trentino, con l'imminente uscita di due nuovi quotidiani, i temi della libertà dei giornalisti, della censura, dell'autocensura, della spinta a informare i cittadini sono tornati in primo piano. E proprio di questi argomenti tratta anche la vicenda del dottor Pereira, uno dei giornalisti diventati più celebri nella storia della letteratura recente. Ambientata a Lisbona nel 1938, nel pieno della dittatura di Salazar, la storia racconta la metamorfosi personale del direttore della pagina culturale del Lisboa, un modesto quotidiano del pomeriggio nato qualche mese prima. Pereira è un abitudinario che si occupa di letteratura per non pensare a quanto accade, consapevole che «dai giornali portoghesi non si riesce a sapere molto, le uniche novità che conosco sono le chiacchiere di caffè». Infatti sonnecchia in un giornale che non parla di un carrettiere massacrato dalla polizia portoghese perché riforniva i socialisti mentre enfatizza la frivola notizia: “Oggi da New York è partito lo yacht più lussuoso del mondo”. Risveglia Pereira dal torpore un giovanotto, Monteiro Rossi, di cui ha letto per caso un articolo che parlava dell'imprescindibilità della morte per comprendere il senso della vita. Pereira lo contatta per farlo collaborare con lui e gli assegna una rubrica di ricorrenze funebri. È proprio lo strano rapporto tra un placido grassone e il dinamico contestatore (con la sua ragazza Marta) ad accendere la scintilla del cambiamento. A mio giudizio, alcune righe della parte finale del romanzo rimangono memorabili per la loro amara ironia. Senza svelare troppo, Pereira parlando con il suo barista di fiducia, abituale lettore del Lisboa, gli chiede: «A proposito, Manuel, tu hai un amico che riceve Radio Londra, che notizie ci sono? Pare che i repubblicani le stiano buscando, disse Manuel. Ma sa, dottor Pereira, fece abbassando la voce, hanno parlato anche del Portogallo. Ah sì, disse Pereira, e cosa dicono di noi? Dicono che viviamo in una dittatura, rispose il cameriere, e che la polizia tortura le persone. Tu che ne dici, Manuel?, chiese Pereira. Manuel si grattò la testa. Lei che ne dice, dottor Pereira?, replicò, lei è nel giornalismo e di queste cose se ne intende».

Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira”, Feltrinelli, 1994.


(L'Adige 17/10/2022)



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