• Maurilio Barozzi

L'elezione di Boric e Sepúlveda - 27/12/2021

Aggiornamento: 4 giorni fa



L'altro giorno, mentre leggevo il profilo del nuovo presidente del Cile, mi sono imbattuto in questa frase che Gabriel Boric ha pronunciato a luglio, quando si è candidato al ruolo: «Se il Cile è stato la culla del neoliberismo in America Latina, ora ne sarà la sua tomba».

Non ho potuto fare a meno di pensare a quanto, nel suo altrove, sarà felice di questa svolta Luis Sepúlveda. Ucciso dal Covid nell'aprile del 2020, lo scrittore cileno non ha potuto gioire per una notizia che sognava da tempo e per la quale – la definitiva sconfitta di Pinochet e dei suoi epigoni – si è a lungo battuto. Tutti i suoi libri sono testimonianza di questa sua lotta (e dell'esilio) ma quello più esplicito è probabilmente “Il generale e il giudice”, in cui – sotto forma di raccolta di articoli - racconta dell'arresto di Pinochet a Londra nel 1998 grazie al tenace lavoro del giudice Baltasar Garzón (e poi Guzmán), della sua repentina liberazione per motivi di salute e dell’evoluzione della politica cilena.

Scrive in quel libro Sepúlveda: «Il grande pericolo per la stabilità politica e la pace sociale del Cile si chiama “modello economico neoliberista”, si chiama “darwinismo economico”, si chiama “cultura del si salvi chi può” e il feticcio che incarna tale pericolo è il vecchio (Pinochet, ndr) che l'ha imposto con il sangue e la tortura».

Sono, quelle, pagine disincantate che nel 1990 non gioirono per «l'amara vittoria» della democrazia nel Cile, incarnata da «dirigenti pusillanimi» che negoziarono «una sorta di nuovo modello ispirato al Gattopardo» che mantenne le «atroci leggi del tiranno e della tutela dei patti stretti con lui alle spalle del popolo». Eppure stavolta è probabile che Sepúlveda avrebbe stappato una bottiglia per l'elezione del barbudo Boric, già giovanissimo protagonista della rivoluzione dei pinguini (gli studenti che nel 2006 chiedevano scuola gratis e di qualità per tutti) che si proclama ecologista, femminista e acerrimo nemico del modello neoliberista dei tempi della dittatura. E le cui dichiarazioni sembrano arrivare dritte dal libro dello scrittore che fu nella guardia di Salvador Allende.

Luis Sepúlveda, “Il generale e il giudice”, Guanda, 2003.


Maurilio Barozzi

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27/12/2021

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