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  • Maurilio Barozzi

Mario Soldati: Vino al vino 24/10/2022

Aggiornamento: 18 gen


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Nell'ottobre trentino, tra le foglie ingiallite e le pubblicità che richiamano turisti di mezza stagione, salta fuori questo libro che parla di vino. Meglio, racconta l'Italia attraverso i suoi vini e i produttori. Mario Soldati nell’autunno del 1968 arriva dalla Valpolicella e fa tappa a Trento che giudica «la città più “reliable” d’Italia», cioè «attendibile, onesta, cui si può credere, cui si può affidare quanto abbiamo di più caro e dormire tra due guanciali». A Trento appunto incontra il «vecchio Giulio Ferrari, fondatore della ditta di Trento» per parlare dello spumante, «una produzione tutta particolare, che richiede studi e attrezzature specialissime: imitate, anzi copiate da quelle di Reims, dove si fa lo champagne, e dove, infatti, il vecchio Ferrari, nel secolo scorso, era vissuto a lungo, imparando».

È convinto Soldati che per fare un buon vino servano almeno due generazioni e così sempre racconta di famiglie. Parla dell’Istituto agrario di San Michele, del Teroldego di Pio e Franco Dorigati, di quello di Pierfranco Donati e del nonno Luigi. Della Piana rotaliana, dell’influsso che esercita il vento del Garda, l’Ora, sul pergolato della zona, e dice di Rotari re dei Longobardi. Riporta le differenze tra Teroldego e Marzemino e allude a quelle tra trentini e roveretani che apprende dal marchese Guerrieri Gonzaga mentre degusta il Cabernet della tenuta San Leonardo. Differenze che avrebbero a che vedere con la dominazione veneziana.

Insomma, la vendemmia di Soldati è un viaggio alla scoperta dell’Italia, della sua storia e delle sue tradizioni attraverso il vino. Un libro datato, senz’altro: tre lunghi reportage tra il 1968 e il 1975, anni in cui la cura della campagna e l’enologia erano tutt’altra cosa rispetto a oggi. Ma un viaggio che parte dalla convinzione del suo autore che il vino sia frutto della terra e portatore di sincera convivialità come scrive in un altro racconto: «Il vino tradisce. E ‘tradire’ significa prima di tutto ‘ingannare’. Ma quando si dice che il vino tradisce, s’intende che il vino inganna la volontà di nascondere, agli altri e forse anche a se stessi, il proprio animo. In questo caso, dunque, ‘tradire’ significa ‘rivelare’».

Mario Soldati, “Vino al vino”, Bompiani, 2017.



(L'Adige 24/10/2022)



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