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Bartleby, la libertà in un «no» 9/10/2023


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

A raccontare la storia è un magistrato della corte di equità che assume uno scrivano. È un giovane pallido e magro che si installa nell’ufficio usandolo anche come abitazione. Dopo un inizio di lavoro indefesso, lo scrivano – di nome Bartleby – inizia a rifiutarsi di obbedire agli ordini opponendo un gentile ma risoluto “preferirei di no”. Quella singolare insubordinazione prende piede fino a diventare la cifra di Bartleby così da indurre il magistrato a ordinargli di andarsene. Stavolta obbedirà all’ordine? S’interroga però il magistrato. Che non si capacita dell’atteggiamento di quel giovane ma una cosa l’ha capita bene: «È un uomo di preferenze, più che di supposizioni». E infatti. Il giorno successivo, quando il magistrato giunge in ufficio, Bartleby è ancora lì.

Di questo meraviglioso racconto di Hermann Melville non anticipo altro, salvo che l’enigmatica condotta di Bartleby ha avuto la potenza di scuotere nel profondo il vecchio magistrato. Di fronte al comportamento di Bartleby – per lui inaudito – si trova a riflettere sulla presunzione di riuscire sempre a comprendere gli altri, ciò che pensano, ciò che dovrebbero volere, riducendo tutto alla supposizione dei propri schemi e costumi intellettuali. E questo racconto ci rivela, invece, l’impossibilità di riuscirci, per per tanta buona volontà ci si metta. Si sforzava, eccome, il magistrato – e con le migliori intenzioni –, per capire Bartleby, i suoi strani rifiuti. Eppure non ci riesce.

Una riflessione che ha a che fare con la relatività e la molteplicità dei punti di vista. Temi tipicamente del Novecento. Ma “Bartleby lo scrivano” è stato scritto nel 1853!

È anche un racconto sulla libertà. Quella libertà di chi sa esistere e mantenere la “sovranità su se stesso” (come Melville scrive all’amico Hawthorne, in una lettera), a prescindere da ciò che possono ritenere opportuno o giusto gli altri. Solo sulla base di una propria preferenza, basata su una libera, indipendente scala di valori.

Per finire, è un racconto che nel lettore apre solo interrogativi – almeno quelli del magistrato –, solo dubbi. Senza pretendere di offrire alcuna risposta.

Herman Melville, “Bartelby lo scrivano”, Mondadori, 1992.

(L'Adige 9/10/2023)


Maurilio Barozzi LA BIBLIOTECA DI BABELE  L'attualità letta attraverso le pagine dei miei libri preferiti  Ogni lunedì, sulla pagina culturale del Quotidiano l'Adige

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