Cancun, dove è nato il concetto di overtourism (7/10/2024 - l'Adige)
- Maurilio Barozzi

- 7 ott 2024
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 28 mar

Maurilio Barozzi - Le Città nei libri/6
CANCÚN (Messico) - Cancún è il Messico che nasce. Cancún è il Messico che muore. Città figlia di un dollaro americano che ha passato la frontiera tra le chiappe di un contrabbandiere. Adesso, ripulito, quel dollaro può essere pure sventolato. Dunque, specie ora che il concetto di overtourism è sulla bocca di tutti, se vai nello Yucatán, penisola che sporge a sud est del Messico, devi visitare anche Cancún. Non dar retta a chi ti dice di evitarla «perché è troppo turistica», «perché quello non è Messico». Guadagnati il diritto di dire ciò che pensi su una città di 900 mila abitanti e svariati milioni di turisti ogni anno che nel 1960 non era neanche sugli atlanti. Non ci credi? Controlla. Io l’ho fatto con un De Agostini (1959) dei miei genitori: manco un puntino sulla mappa. Infatti: nel 1938 Graham Greene scartò completamente quella zona nel viaggio da cui scaturì il reportage “Le vie senza legge”, preferendo scendere in Chiapas. Eppure, illustra Pino Cacucci nel suo “La polvere del Messico”, con la sabbia «fine e bianchissima, fenicotteri rosa che arrivano a nugoli, fondali corallini frequentati da paciose targarughe giganti», «Cancún è il condensato dell’immaginario collettivo su come dovrebbero essere i Caraibi». (...)
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