2014 Caipirinha Mundial #11 - Nubi costaricane
- Maurilio Barozzi

- 21 giu 2014
- Tempo di lettura: 3 min

Brasile, 2014.
SALVADOR DE BAHIA (Brasile) – Ahi ahi caramba! Avrei voluto, giuro, raccontare di una bella Italia, che ha recuperato personalità, gioco, voglia di vincere. E dopo la partita vinta con l'Inghilterra, a Manaus, quasi quasi ci credevo anch'io. Mi tocca esser qui a scrivere di una partita viscida, senza qualità e - quel che è peggio per me - gravida di sfottò che sono già cominciati. Al triplice fischio finale dell'arbitro, con la Costa Rica (sì la Costa Rica, avete letto bene, è quella che ci ha ridicolizzati!) che ci ha battuti per 1-0, svizzeri, francesi e brasiliani hanno esultato. Io me la sono dovuta svignare alla chetichella dopo aver dispensato una giaculatoria di improperi. Conto che, avendoli proferiti in stretto dialetto trentino, non li abbiano capito, altrimenti rischio anche la galera per turpiloquio spinto.
E del resto. Il povero Prandelli, dopo la sbornia di Manaus, era convinto di aver per le mani una squadra di campioni. E, diciamolo, un po' ci avevamo ceduto anche noi. Un'illusione ottica che tende a obnubilare chi ama. Purtroppo l'Italia è tornata ad essere quella di sempre: scarsa, senza idee, senza nemmeno il tiro sui fondamentali: stop, passaggi base, tattica. Insomma, una squadraccia che si è fatta prendere per il baso da chi il calcio manco sa dove stia di casa, anche se ieri ha dimostrato di averlo appreso come si deve. Certo, questa sconfitta non pregiudica la qualificazione che passerà attraverso la «finale» di Natal con l'Uruguay (e io ci sarò per raccontarvi gli umori dello stadio Das Dunas, pregando il Signoreiddio di raccontare una vittoria), ma certamente restituisce l'immagine della solita Italia indolente, asfittica, aggrappata a un Balotelli che non ha ancora capito cosa significhi essere un leader.
A proposito, giusto per dire: Neymar - che nemmeno ha brillato, così come il Brasile - ogni volta che prende un pallone rischia di fare il pero. Di destro, di sinistro, l'altra sera di testa e soltanto un paratone del portiere cileno gli ha negato il gol. SuperMario, purtroppo, vegeta a trenta metri dalla porta avversaria. Senza mai incomodare portiere e difensori. Che lo marchiamo a fare? Pirlo, dopo i fasti di Manaus, ha ritenuto di prendersi una bella giornata di ferie, ma anziché trascorrerla sulla spiaggia di Recife (gli avrebbe giovato, probabilmente: abbronzatura e relax) ha optato per farlo nel rettangolo erboso. Non parliamo di Cassano, perché lì si dovrebbe ricorrere ancora al linguaggio indecente, e - come è noto - giustamente in questo giornale non si può utilizzare. Risparmio Cerci solo perché è del Toro, ma francamente non ne avrei donde. Qualcuno mi ha fatto giustamente notare che contro una squadra che schiera giocatori di nome Borges e Bolano(s), difficile avere charme. Al massimo Balotelli può andare a settembre. Ma questa è letteratura, e credo di divagare. Si diceva: quello che è peggio, vi assicuro, è il fatto che, durante la partita cui ho assistito appena fuori dallo stadio Arena Fonte Nova in Bahia, questi brasiliani mi vedevano (hanno un occhio spaventoso per beccare un italiano) e mi chiedevano: «Quanto stanno?». A dirgli uno a zero loro perfidamente replicavano: «Per l'Italia?». Echecaxio, no, per il Costa Rica. E loro: «Puxa!», come a dire «Ma vah?». E poi via con quel sorrisino che serve a farti sentire un idiota perfetto a diecimila chilometri da casa. Comunque. Settimana prossima si va a Natal, si sistema il babbo del calcio, l'Uruguay, e si procede verso la fase finale della Coppa. A volere vedere il bicchiere mezzo pieno mi hanno aiutato due ragazzi di Genova che hanno aperto un bar a Itapuã: «Nessuno ha mai vinto il mondiale giocando bene dalla prima all'ultima partita: di solito si deve andare in crescendo». Giusto (ammesso che si passi il turno). E con questa teoria, Germania e Olanda saranno già sistemate. Occhio a Brasile e Argentina, dunque. All'Italia, manco ci penso. Per ora.


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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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