2014 Caipirinha Mundial #17 - Le figurine di Balotelli
- Maurilio Barozzi

- 27 giu 2014
- Tempo di lettura: 2 min

Brasile, 2014.
SALVADOR DE BAHIA (Brasile) – Sic transit gloria mundi. Abbandonati nonostante l'affetto quasi commovente dimostrato agli italiani dai brasiliani. Tv, giornali, gente per strada: tutti. Addirittura un cronista tv ha incensato per minuti interi l'Inno italiano, «uno dei più belli per storia, forza e parole», ha detto. Però a tutto c'è un limite. E così, nelle analisi dei dopo partita, anche qui trova sponda la critica a Balotelli. Per come ha giocato, ovviamente. Ma soprattutto per il suo comportamento. Solo e supponente. Le sue dichiarazioni sul razzismo, poi, hanno un che di sbalorditivo. Come un animale ferito e nell'angolo ha cercato di attaccare, accusando – tra parentesi: chi? La nazionale? I tifosi? L'allenatore? I compagni? - di razzismo. Anziché dire: come quasi tutti gli altri ho giocato male, può capitare. Mi sentivo le gambe molli, poco reattivo, mi dispiace. Lo ha fatto Buffon, un gigante al suo confronto: sia per signorilità che per risultati ottenuti in carriera. Lui no. Il solito furbastro ha scelto la strada più impervia e vile: quella di fare la vittima. Qualche commentatore/trice in Italia ho visto che ci è pure cascato/a (poverino, lo hanno trattato tutti così male...). Fortunatamente in pochi. Qui nessuno. Come raccontavo nelle prime cronache brasiliane di questa Coppa, qui stravedono tutti per lui: SuperMario. Un presentatore televisivo raccontava che suo figlio sull'album dell'Italia ha messo la figurina di Balotelli su tutti i volti, «nemmeno per Pelé avrei fatto così», confessava lui. Poi però ha anche detto che dopo la partita di Natal con l'Uruguay, il giovanotto ha stracciato le pagine dell'«Azzurra». E dunque la sua faccia impiastricciata su tutti e 23 i riquadri. Come ha detto De Rossi, servono uomini, non figurine. Ora nemmeno quelle.


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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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