Caipirinha Mundial #2 - Sogno brasiliano
- Maurilio Barozzi

- 28 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 2 giu

Salvador de Bahia, estate 2014.
Già diverse settimane prima dell'inizio del torneo le strade erano coperte di bandiere.
Pioveva quasi ogni giorno.
La gente continuava a bere, ballare e parlare di calcio.
Per un attimo il Brasile sembrò credere davvero che il Mondiale avrebbe sistemato tutto.
Ero al Pelourinho e per un attimo aveva smesso di piovere. Così mi sedetti sul marciapiede ad osservare la fiumana già in giubilo. I tamburi degli Olodum ritmavano la danza della torcida che stava preparandosi alla Coppa. Nella precoce, torrida, frenetica notte baiana, la musica traboccava dai bar facendo ballare le ragazze. Agitavano le chiappe nei loro jeans corti e attillati, mentre maschi su di giri approfittavano per lanciare occhiate focose. Un paio di ceffi a petto nudo passarono scortati dagli sbirri. Erano impacchettati per bene, con tanto di zampacce ammanettate dietro la schiena.
D'un tratto, al culmine della festa, tre signorine cominciarono a lanciarsi bicchieri e sedie davanti al bar ‘Cravo e Canela’.
«È il caldo» ridacchiò un ragazzotto che si era seduto accanto a me e osservava la scena.
Il barista le allontanò e il tripudio si riprese la città.
Magliette giallo-verdi, bandana, sciarpe, polsini s’aggrovigliarono a gruppi di tifosi olandesi e spagnoli intenti a sbaciucchiare lattine di birra. E, in ogni angolo, le bandiere che facevano sventolare l’ingannevole scritta ‘Ordem e progreso’.
Da quell’atmosfera, anni dopo, sarebbe nato il romanzo 𝑀𝑎𝑟𝑎𝑐𝑎𝑛𝑎̃.
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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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