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Caipirinha Mundial #3 - L'attesa della Coppa

  • Immagine del redattore: Maurilio Barozzi
    Maurilio Barozzi
  • 29 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 giu


Strada brasiliana con gente festante in maglia gialloverde
Mondiale 2014 – I giornali sono trepidanti: il Mondiale in Brasile


Salvador de Bahia, estate 2014.


Oltre i giornali, a celebrare l'attesa brasiliana c’era però la tv.

Rede Globo proponeva già da settimane un quotidiano approfondimento sull’imminente Coppa del mondo. 'Band na Copa', si chiamava il rotocalco. Era presentato da Milton Neves, un giornalista dal faccione bello largo e senza collo. I suoi occhialini a montatura leggera venivano perforati da uno sguardo arguto che non lesinava critiche e che lo faceva caracollare in bilico tra il comico e l'arruffapopoli. Quando lo agganciai in Tv per la prima volta, a fianco della solita bonazza in minigonna, Neves teneva un sermone su Diego Costa, il centravanti della Spagna.

Dietro alle domande retoriche sull'infortunio muscolare che nei mesi scorsi aveva afflitto l’attaccante, covava dell'altro. E venne fuori bello chiaro quando la pungente ironia brasileira di Neves lasciò affiorare il patriottismo e un suo degenerativo: la suscettibilità. La prese larga. Parlò con competenza del modulo di gioco della Spagna che aveva sempre prediletto il «falso nueve» per far emergere l'inadeguatezza di un giocatore potente come era Costa a quel disegno tattico. E alla fine disse senza mezzi termini che era meglio se sceglieva il Brasile, anziché la Spagna.

Ecco il punto!

Per lui Diego Costa era uno sfrontato. Il giocatore infatti è un brasiliano naturalizzato spagnolo che alla vigilia del Mondiale aveva snobbato la maglia verde-oro per vestire quella delle Furie Rosse. Scelta ritenuta dal presentatore imperdonabile. Non che fosse un bidone, come dava a intendere ridicolizzandolo, ma perché avrebbe fatto comodo alla Seleção, rimpiazzando al centro dell’attacco quello che lo stesso Neves chiamava «paracarro Fred.»

Nel gioco delle parti della trasmissione, a difesa di Diego Costa, intervenne uno degli ospiti fissi, Bobô, che aveva giocato e poi allenato il Bahia. Bobô ricordò che Felipe Scolari, commissario tecnico del Brasile, non aveva molta fiducia in Costa. Lo aveva convocato solo due volte e lo aveva relegato in panchina, concedendogli qualche minuto nel finale. A portare acqua alle tesi di Neves ci pensò l'altro commentatore. Camicia aperta, giacca gessata e capelli biondini: era Eder, l'ala sinistra del Brasile eliminato dall'Italia nel 1982. All’epoca lo chiamavano 'Bomba', per il suo sinistro fulminante. Ora appariva un po’ sovrappeso, ma tutto sommato si teneva bene. Disse che Diego Costa avrebbe dovuto avere un po’ di pazienza: senz'altro nella Canarinha ci sarebbe stato posto anche per lui.

Dopo averla buttata in guazzabuglio, il conduttore usò il suo consueto sistema per stabilire chi avesse ragione: porgeva ai contendenti un pallone, invitandoli a dimostrare cosa sapevano fare coi piedi. Se non sai giocare a calcio, non puoi nemmeno parlare di calcio, ammiccava la scenetta. Ma quando era lui a doversi esibire, Neves tirava goffamente verso il pubblico in studio, tra le risate generali. A volte questa azione toccava a Robson Nunes, un attore comico. Compariva sempre in trasmissione nelle sembianze di Ronaldo, con la divisa della Seleção e in ciabatte.

Si può immaginare cosa accadeva quando aveva la palla tra i piedi.


(Maracanã nasce anche dentro quell’atmosfera.)

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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.

L’ultimo Mondiale con l’Italia.


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→ Maracanã — il romanzo del Mondiale 2014.

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