2014 Caipirinha Mundial #23 - Il Belgio la spunta sugli Usa
- Maurilio Barozzi

- 3 lug 2014
- Tempo di lettura: 3 min

Brasile, 2014.
SALVADOR DE BAHIA (Brasile) – Ci è voluto l'ingresso di Lukaku all'inizio del primo tempo supplementare per dare al Belgio un'altra marcia in attacco. E mettere così in ginocchio gli Stati Uniti che fino a quel momento, anche grazie alle parate di Tim Howard, portiere in stato di grazia, aveva tenuto i belgi inchiodati in campo. Poi Lukaku è entrato, ha propiziato con un'azione in profondità il gol di De Bruyne (probabilmente il migliore dei suoi), dunque, imbeccato dallo stesso De Bruyne, ha segnato lui stesso il 2-0 che alla fine del primo tempo supplementare ha virtualmente chiuso il match. Anche se il gol di Green, per gli Usa, lo ha riaperto, lasciando code di speranza fino all'ultimo istante.
Passa il Belgio, affronterà l'Argentina in una sfida che è un classico dei campionati mondiali. Per la gioia del Papa che aveva dichiarato apertamente la sua passione per l'albiceleste. Ma gli Stati Uniti non sono usciti male da questo mondiale. Anzi: nemmeno da questo mondiale visto che si sono qualificati nelle ultime sette edizioni dei Campionati e per quattro volte sono passati anche alla seconda fase (l'Italia dopo la vittoria del 2006 non ci è più riuscita) nel 1994, 2002, 2010 e 2014. I dati del calcio americano dicono di un aumento dei praticanti da 8 milioni nel 1990 ai 24 milioni del 2006 e al giorno d'oggi le stime parlano di una 30 di milioni di americani che a qualche titolo praticano il calcio, il 10 per cento di 300 milioni di abitanti. Oggi quello di calcio è in media il decimo campionato per spettatori degli Usa: si parla di quasi 19 mila spettatori per partita (contro i 13 mila del Brasile!). Non è dunque un caso che gli Stati Uniti siano di gran lunga i tifosi stranieri più presenti qui: hanno comprato in totale 187 mila biglietti, il triplo della Germania che – seconda in questa classifica – ne ha presi 57 mila. E infatti anche nell'ottavo do finale di Salvador, contro il Belgio, lo stadio era tutto a favore degli Usa, che con in mezzo al campo l'esperienza dell'ex giocatore della Roma e del Chievo Bradley e la fisicità di Cameron, sono stati in grado di imbrigliare il Belgio portandolo ai tempi supplementari. In questo anche la mano del ct Klinsmann, la «pantegana», come lo chiamavano ai tempi in cui giocava nell'Inter per quel suo vezzo di sbagliare qualche gol, anche se a ben guardare sono più quelli che ha fatto, rispetto a quelli lasciati sull'erba. Qui, con questa squadra che allena dal luglio del 2011, è riuscito a dare corso alla sua esperienza (campione del mondo nel 1990 con la Germania, tra le altre cose) trasmettendola ai giocatori americani. Che, come dicono anche i numeri dei praticanti, ormai non sono più da considerare il budello molle dell'universo calcistico, fedeli soltanto agli sport da palla in mano (basket, football e baseball su tutti). Ma il Belgio è un'altra cosa, per intanto. L'esperienza di certi tipi di incontro e quella di quasi tutti i suoi giocatori è venuta fuori. A cominciare dal portiere Courtois che anche nella notte di Salvador ha dovuto fare gli straordinari per permettere alla squadra di passare agli ottavi. Quando il gioco si è fatto duro, e nei mata-mata (dentro o fuori) c'è sempre un momento in cui accade, i belgi sono emersi. Con fatica ma ce l'hanno fatta, anche se in campo non avevano più le loro stelle riconosciute, come Mertens (sostituito poco prima da Mirallas) e nemmeno Origi. Ma la freschezza di Lukaku, la freddezza e la classe di De Bruyne e quella di Courtois tra i pali hanno consegnato il passaggio del turno ai belgi. Agli americani resta la soddisfazione di non aver per nulla sfigurato e di aver mantenuto vivo l'interesse per la partita fino al minuto 120 più uno. Ai quarti contro l'Argentina ci va il Belgio. Per Messi l'occasione di provare a ripetere ciò che aveva fatto Maradona nel 1986. Buona chance, no?


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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
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