2014 Caipirinha Mundial #27 - Olanda Costarica. Di Krul.
- Maurilio Barozzi

- 7 lug 2014
- Tempo di lettura: 3 min

Brasile, 2014.
SALVADOR DE BAHIA (Brasile) – Alè Olanda. Insomma... Ci sono voluti i rigori, quelli tirati da manuale, agli olandesi per aver ragione di un Costarica duro, coriaceo, organizzato con astuzia dal colombiano Pinto. Alla fine gli Orange ce l'hanno fatta: sono in semifinale contro l'Argentina, ma il prezzo è stato molto più alto del previsto.
Diciamolo: è stata una partita brutta, giocata con troppa paura dall'Olanda e con l'obiettivo evidente di vincerla ai rigori da parte del Costarica che ha appreso alla perfezione tutte le furbizie sudamericane. I ragazzi di Pinto hanno imbrigliato gli olandesi – prevedibili e scontati nelle manovre d'attacco, sempre legate all'estro di Robben - lasciando loro soltanto la soddisfazione di aver preso un palo e due traverse. Non è abbastanza per vincere un quarto di finale ai mondiali. Ma all'Olanda sono serviti i rigori e la provvidenziale sostituzione del portiere Cillessen a dieci secondi dal termine dei supplementari che le hanno dato sui rigori la freschezza di Krul. Che ne ha parati due. Un gran bel Krul, si potrebbe dire. Ma nella semifinale con l'Argentina sarà tutta un'altra faccenda.
Lo stadio di Salvador era addobbato a festa per l'ultima partita del mondiale che ospitava. E così, oltre al match con grande posta in palio, c'era la faccenda – coreografica e statistica - della media dei gol realizzati allo stadio Arena Fonte Nova: fino a Olanda-Costarica erano stati 24 gol in cinque partite (4,8 gol a match di media) che mettevano lo stadio al secondo posto come media gol in coppa del mondo dal 1958. Tra l'altro, con il secco 5-1 dell'esordio con la Spagna, l'Olanda si era proposta a tutti gli effetti come squadra col miglior attacco, anche se alla vigilia del match il tecnico del Costarica, Pinto, pur dichiarando rispetto per gli Orange, aveva messo in guardia dal «fenomeno do piscinaço» di Robben, cioè la sua tendenza a tuffarsi sull'erba come fosse in piscina. Stampa locale e avversari non hanno perdonato all'olandese di aver ingigantito il fallo subito nella partita col Messico, con tanto di rigore assegnato e turno passato (finì 2-1). E così Pinto ha provato a mettere le mani avanti con l'arbitro uzbeko Irmatov. Il risultato è stata una serqua di fischi ogni volta che l'attaccante olandese toccava il pallone.
Comunque. Nonostante Salvador fosse completamente pintata in arancione, al momento della verità, cioè alla partita, lo stadio era tutto a favore del Costarica. E pregno di solidarietà a Neymar (per via dell'infortunio che lo ha messo fuori dalla Coppa) che cori come quelli dell'altra sera probabilmente mentre era in campo non li ha mai presi.
La gara dice poco. Gli olandesi partono spinti ma si smarriscono un po' di fronte a un paio di contrattacchi. Allora abbassano il baricentro del gioco, anche se va detto che fino al 35' (punizione di Bolanos e palla che danza davanti all'area piccola di Cillessen) non rischiano nulla. Rischia, invece, eccome il Costarica. Che si salva almeno tre volte grazie al portiere Navas: prima su Van Persie, poi su Depay imbeccato da un banale errore a centrocampo di Ruiz. E poco prima un'altra disattenzione a centrocampo di Diaz, aveva lanciato Robben, fermato alla disperata al limite dell'area. E poi pure al 39', su punizione di Sneijder, grazie a un volo all'incrocio dei pali alla sua destra. Resiste, il Costarica. E addirittura nel secondo tempo si fa più intraprendente. Riuscendo a conquistare i supplementari grazie allo stellone che ha fatto centrare il palo su punizione a Sneijder e, in pieno recupero, una traversa a portiere battuto su tiro da due passi di Van Persie. Non basta. La maledizione pare seguire Sneijder anche ai supplementari: al 13' del secondo tempo supplementare il dieci olandese batte Navas ma ancora una volta la traversa fredda la sua gioia. A rigori, le parate di Krul su Ruiz e Umana danno la semifinale agli arancioni. Ma ora sarà tutto da vedere: l'Olanda è partita fortissimo però sta arrivando sulle ginocchia. Serve rimettere le cose a posto, recuperare energia e aumentare la tensione per affrontare l'Argentina: una squadra che – viceversa – non ha mai giocato bene ma ha sempre vinto grazie alle fiammate dei suoi assi: Messi, Di Maria, Higuain. E forte di una difesa solida. Per l'Olanda, che la ritroverà in un classico dei campionati del mondo, sarà una prova durissima.


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