2014 Caipirinha Mundial #4bis - Manaus attende gli Azzurri
- Maurilio Barozzi

- 14 giu 2014
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 27 giu

Brasile, 2014.
SALVADOR DE BAHIA (Brasile) – Adesso tocca agli azzurri scendere in campo per l'esordio a questo mondiale brasiliano. Contano i punti e contro l'Inghilterra, sedicente madre del calcio, sarà necessaria una partita quadrata di Pirlo e compagnia, perché poi nel girone c'è anche il padre del calcio: l'Uruguay. D'accordo, queste categorie vagamente retoriche affondano le radici in una storia lontana, quando agli albori della Coppa del Mondo, nel 1930, gli inglesi snobbarono l'invito dei sudamericani che organizzavano l'evento, l'Uruguay appunto, per autoconvinzione di manifesta superiorità, e così la Celeste se la portò a casa. Per dimostrare che con la palla tra i piedi erano davvero i migliori al mondo, gli inglesi dovettero comunque aspettare il 1966, quando riuscirono a trionfare nell'edizione di casa grazie a un tale di nome Bobby Charlton (e al famoso gol fantasma di Hurst che ancora divide britannici e tedeschi). Nel frattempo, nel 1950 l'Uruguay, padre del calcio, si mise in tasca un'altra edizione che è poi quella disputata in Brasile che tanto ha bruciato ai verdeoro.
Le sfide tra Italia e Inghilterra hanno sempre qualche cosa di epico. Soprattutto per un modo di vedere il calcio completamente differente. Fisici e atletici, loro. A volte sfrontati al limite dell'ottusità nelle loro manovre d'attacco a testa bassa. Palla lunga e pedalare, era un po' il canovaccio.
Più tattici gli azzurri, più portati a considerare il campo di gioco che rimane vuoto per agire con incursioni in contropiede. Il cosiddetto calcio all'italiana.
Ci sono stati i grandi campioni a fare la storia di questi match: Fabio Capello, Roberto Bettega, Kevin Keegan, Marco Tardelli, per quelli che ricordo. Oggi saranno Pirlo e Balotelli – l'unico giocatore azzurro che qui in Brasile tutti conoscono inequivocabilmente – a dover smentire il ct Roy Hodgson, convinto che l'Inghilterra possa vincere il mondiale. Con il vantaggio che avrà proprio Pirlo su eventuali punizioni: la distanza della barriera sarà misurata dall'arbitro e segnata sull'erba con il famoso spray brasiliano.
Si gioca a Manaus, stasera.
Città alle porte dell'Amazzonia e già meta dei signori del caucciù. Lo stadio, nuovo di zecca, è stato preso a esempio di come un governo possa buttare via i soldi. In quella regione della foresta, il calcio è una parentesi graffa, con squadre impegnate in campionati minori. Ed è così che qualcuno ha già pensato che uno stadio da quarantaduemila posti per una squadra (quella locale) abituata a 350 paganti forse è un tantino esagerato, e potrebbe essere riusato come penitenziario, dopo i mondiali. Staremo a vedere.
Di certo Manaus è una città che sa cosa significa costruire opere indubbiamente belle, ma a scopo limitato: il simbolo di questa città è il teatro Amazonas, un teatro stile belle époque (ma con la cupola dai colori della bandiera del Brasile) che, riportano gli opuscoli turistici della Tap Airlines, non può che far tornare alla mente il film di Herzog 'Fitzcarraldo'. Costruito nel 1896, il teatro Amazonas era l'espressione più alta dei signori del caucciù – che lo hanno pagato e intendevano così celebrare la loro ricchezza: marmi di Carrara, specchi di Venezia, vetri di Murano ad abbellire nell'attesa dell'unico evento che doveva ospitare: un concerto di Enrico Caruso.
Ecco, lo stadio a molti ricorda un po' questa storia, con la non trascurabile differenza che a pagare è stato il governo e non i signori del caucciù. C'è però molta Italia, in quell'opera. Magari di buon auspicio per gli azzurri.
Nella precoce notte dell'inverno australe, l'Italia dovrà affrontare anche il caldo umido della regione. Per questo Prandelli e l suo staff hanno sperimentato degli allenamenti particolari, con la funzione di sconfiggere anche i morsi della temperatura, oltre che quelli alle caviglie degli inglesi. Che sono arrivati in Brasile in versione combat: il ct Hodgson e Rooney, nei giorni scorsi, hanno avvertito gli azzurri che non sarà una passeggiata, la loro. Nessuno lo pensa: per vincere gli azzurri dovranno mettere in campo la ricetta dello scrittore brasiliano Gilberto Freyre: «Un po' di samba, un po' di monelleria baiana e magari pure un po' di astuzia da rubagalline pernambucani o malandrineria carioca». In realtà, anche se è stata scritta nel 1947, questa pare la descrizione delle caratteristiche di Neymar, ma speriamo che i nostri ne facciano tesoro.
In fin dei conti quel che conta è vincere.


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Caipirinha Mundial — Brasile 2014.
L’ultimo Mondiale con l’Italia.
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