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Centuria di Manganelli per celebrare i cento libri segnalati da La biblioteca di Babele 29/1/2024


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Questo è il centesimo titolo segnalato dalla rubrica “Biblioteca di Babele” e, guarda caso, si chiama “Centuria”. È un libro del 1979, l’ha scritto Giorgio Manganelli ed è costituito, come recita il sottotitolo, da “Cento piccoli romanzi fiume”, ognuno dei quali lungo una pagina.

I “piccoli romanzi fiume” potrebbero apparire un ossimoro se non fosse che ognuno di essi rappresenta un testo sul testo, quasi un’ipotesi di vita che approda ai più disparati ormeggi, spesso irreali. Vi sono i due amici, uno maniaco sessuale e l’altro affetto da tendenze omicide che si scambiano le pulsioni così da tenerle a bada. C’è il fantasma annoiato, l’uomo ubriaco e la donna che ha partorito una sfera… Gli scritti di Manganelli sono ornati di un’ironia personale e inconfondibilmente sua - una voce – che al tempo stesso è disarmante, criptica e cinica: dubitativa. Meraviglioso è il racconto del killer. Un killer che è tale per vocazione e che per provare a se stesso di esserlo, di riuscire dunque a dar corso a una decisione giovanile, si mette alla prova. Sa che un killer deve possedere un’arma, deve avere mira perfetta, deve incontrare un committente disposto a sborsare del denaro per la morte di uomo e, infine, deve esserci una vittima. Insomma, ci sono molte condizioni che si devono verificare contemporaneamente. E perché ciò accada serve dunque governare anche le combinazioni astrali. Egli, il protagonista, sa tutto ciò, ed è un asceta. Così, per esercitarsi ad essere un killer deve imparare a sparare a perfezione. Non può fidarsi di un banale bersaglio inanimato, deve saper uccidere, non solo colpire. Pertanto nel suo esercizio deve scegliere un uomo. Tuttavia, riflette, «uccidere un uomo per denaro è fatuo esibizionismo». E allora, che fare? Manganelli – in questo come negli altri 99 racconti - ci trascina in una vicenda che sprofonda in un vuoto metafisico, senza risposte. Nello spazio più assoluto che ci è dato ipotizzare: l’assurdità delle dinamiche della vita. Assurdità e ironia che lo stesso Manganelli ha subito: malato, si dice sia morto a 68 anni per un malore occorsogli mentre cercava di infilarsi un calzino.

Giorgio Manganelli, “Centuria”, Rizzoli, 1979.

(L'Adige 29/1/2024)


Maurilio Barozzi LA BIBLIOTECA DI BABELE  L'attualità letta attraverso le pagine dei miei libri preferiti  Ogni lunedì, sulla pagina culturale del Quotidiano l'Adige

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