Cracovia tra chiesa e cosmopolitismo (2/6/2025 - l'Adige)
- Maurilio Barozzi

- 2 giu 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 28 mar

Un vecchio pompa acqua da una fontana della piazza per riempire i secchielli che trasporta su un carretto: poi farà bere i cavalli dei fiacre che riportano alla Belle Époque di una città adagiata sulle sponde della Vistola. Ecco Cracovia, perennemente a dondolo tra la sagacia popolare - non fu un calzolaio a sconfiggere con l’astuzia il drago del Wawel? – e il cosmopolitismo di città di confine che l’ha distanziata dalla rigidità burocratica e clericale di Varsavia. «Ma com’è la Polonia di oggi? Di certo un’unica nazione, un’unica cultura e un’unica religione (…). L’omogeneità, d’altro canto, è sempre a vantaggio di uno sviluppo felice?» si chiedeva il regista Andrzej Wajda alla vigilia dell’ingresso polacco in Europa.
Un po’ dell’ambizione reale di un tempo, Cracovia in realtà ce l’ha ancora. (...)
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