Malinconia e orgoglio a l'Avana (1/7/2024 - l'Adige)
- Maurilio Barozzi

- 1 lug 2024
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 28 mar

Maurilio Barozzi - Le Città nei libri/3
L'AVANA (Cuba) - La prima volta che misi piede a l’Avana, mi ritrovai a passeggiare sulla via Zanja. Mi ci aveva portato un ragazzo elegante che si era spacciato per una guida turistica. Immaginavo perfettamente che chi ti avvicina richiamando l’attenzione sibilando dei «psssttt psssttt, hey, italiano?» non fosse stipendiato dall’Ufficio nazionale del turismo, eppure il suo aspetto curato lo distingueva dagli altri ambulanti, mendici, santoni o scrocconi di cui pullulavano le vie della città. Mi accompagnò in un anonimo bar del quartiere cinese lì a due passi, si fece offrire un mojito e magnificò quel bar dicendo che lì Wim Wenders ci aveva girato parti del film Buena Vista Social club. Erano tutte balle, che però, paradossalmente, rivelavano essenza autentica. Innanzitutto la natura dei cubani, meravigliosi attori improvvisatori, abili a inventare qualsiasi cosa su due piedi pur sbarcare il lunario. Ma anche l’essenza del quartiere cinese. Wenders a parte, il grande scrittore cubano Alejo Carpentier già nel 1940 raccontava come proprio il Teatro cinese godesse «del privilegio di essere, insieme a quello di Lima e a quello di Los Angeles, uno dei migliori d’America nel suo genere». (...)
La galleria fotografica de l'Avana











































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