• Maurilio Barozzi

Pamplona/4 - Ospitalità basca: ricordi dell'Eta

Aggiornato il: 7 lug 2019


PAMPLONA , lug. 2003 (QUARTA PUNTATA) - Diavolo! Giornata pesante, quella del Chupinazo.

Così Etxia ed io ci alziamo tardi e perdiamo il primo encierro dell'anno, previsto come sempre per le otto del mattino.

Ancora mezzi sbronzi, preferiamo trascorrere la giornata a Larrasoaña, nel giardino di Ventura e Pilar a prendere il sole, leggere un po', fare bagni nella piscina del vicino che anche oggi è andato a bere a Pamplona con moglie e bambini. Ma ci ha lasciato il permesso per la piscina. Mi piace quel tipo.

La signora Pilar ogni tanto sbuca sul balcone e ci fa segno di aver preparato qualche cosa: una volta prosciutto e melone; un'altra volta insalata con la maionese. C'è sempre qualche birra ghiacciata. Cazzo, un peccato dover morire.


La sera stiamo in veranda coi vecchi: chiacchierata rilassante a base di Pacharan. Mano a mano che beve, Ventura alza il volume della voce. Comincia raccontando del freddo che d'inverno si patisce, da queste parti. Dice di un pellegrino brasiliano diretto a Santiago de Compostela: disperso a novembre, fu ritrovato a marzo completamente congelato sui monti qui sopra. E, ridendo, indica con il braccio un punto lì davanti, nel buio. Ride anche Pilar. Dice che Ventura ha una comicità macabra. Lui ripete due volte la storia, insistendo molto sul fatto che - quando lo ritrovarono - il brasiliano aveva congelata sul viso un'espressione ebete, come se ridesse. Ovvio, era ibernato. Ma evito di farglielo presente.

Due giornalisti che non fanno domande? Eccezioni da cornice buona: non è il nostro caso. Tormentiamo Ventura e Pilar sull'Eta. All'inizio stentano un po'. Espongono solo versioni ufficiali. Dicono: l'Eta sbaglia a comportarsi così. Sbaglia a fare attentati. Sbaglia a uccidere. Pacharan. Piano piano cominciano a proclamare che la lingua euskera è molto, molto più antica del castigliano. Pacharan. Ventura dice: «Aznar - che lui chiama "El da el bigote", "Quello coi baffi" - sta facendo danni enormi e limita l'autonomia basca». Pacharan. Dice che negli ultimi vent'anni anche a Pamplona è aumentato il numero di chi parla euskera (da 1% a 22%). «Eppure - precisa - Pamplona è Navarra, non c'entra molto con le province Basche». Le cita segnandole con le dita: Guipuzcoa, Euskadi e Alava. Sia Ventura che Pilar sono di Bilbao e, Pacharan su Pacharan, ecco la loro natura basca. Oh, la! Ormeggi mollati: «L'omicidio di Carrero Blanco, il 20 dicembre 1973, è stata una cosa inevitabile, finanche giusta, tra quelle fatte dall'Eta». Pacharan. «"El da el bigote" non rispetta lo statuto di Guernica sulle minoranze basche, vidimato nel 1980». Ormai è notte piena. Tutto nero come il carbone, e non passa un'automobile a morire. Se smettiamo di parlare, si sente il frinire delle cicale. Nient'altro. Ci dicono che quando erano giovani, appena arrivati ad abitare lì, spesso passava una pattuglia della polizia per tenerli d'occhio. E ogni tanto succede ancora oggi, sebbene con meno frequenza.


Cambiamo traiettoria. Puntiamo i nostri flussi cerebrali su un'altra faccenda: l'Opus Dei. «A Pamplona controlla tutto» sentenzia Ventura. Pilar annuisce. Dice d'Escrivá de Balanguer, il fondatore. Sarebbe arrivato lì da Saragozza. Racconta del dominio Opus Dei su università (lui ha mandato il figlio a studiare a Madrid, proprio per sottrarlo a questo giogo) e mondo del lavoro. Pilar perfeziona le secche frasi di Ventura, le specifica, ma vanno d'accordo su ogni argomento.

Verso l'una e mezza Ventura beve l'ultimo. Si va a dormire. Domattina c'è il secondo encierro della Fiesta. Ci dà appuntamento alle otto precise, davanti alla televisione. Ventura dice che l'encierro si vede molto meglio alla tivù. «E non si rischia di essere incornati», aggiunge. Faccio notare che anche eminenti personalità corrono l'encierro. «Lo scrittore James Michener o Manuel Patarroyo, quello che ha scoperto il vaccino della malaria, per dirne un paio». Ventura alza le spalle e allarga un poco le braccia senza voltarsi mentre s'incammina verso la sua stanza.


4. CONTINUA




Pamplona, luglio 2003