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Maurilio Barozzi 

Il samba di Priscilla

Brasile, 2011. Una brillante giornalista in carriera, Priscilla Amorim, indaga su un faccendiere italiano emigrato a Salvador de Bahia e sul suo giro di modelle-escort. Di lì a poco si troverà precipitata nell’abisso: due reporter italiani scomparsi, una squillo uccisa da un’overdose di eroina e l’esibita influenza mafiosa della famiglia Magellano. Intanto, a Rio de Janeiro l’avvocato Renato Marconi trama per far riscuotere ai suoi boss – i Pineira, signori della Federcalcio – una milionaria tangente che gli emiri del Qatar hanno promesso in cambio dell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022. Quando le brame delle due potentissime casate brasiliane – Magellano e Pineira – entreranno in collisione, lo scontro sarà cieco e senza esclusione di colpi. Mai scesa a compromessi, solo Priscilla può trovare la via della salvezza. Saprà imboccarla?
Maurilio Barozzi, di casa in Brasile, affresca la contraddizione di una terra ospitale e allegra che spesso deve fare i conti con poliziotti, imprenditori, politici, prostitute, sindacalisti e giornalisti invischiati in un gioco di potere che li usa senza scrupoli. Un mondo degenerato dove il ricatto è la moneta corrente..

Maurilio Barozzi

Il samba di Priscilla

Pp. 375
€ 16,00 (cartaceo) € 9,90 (ebook)
ISBN 9791280916297
BORDERFICTION EDIZIONI
Collana Asfalto
Formato: brossura, 20cm x12,5 cm

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INCIPIT.

Rio de Janeiro, 15/2/2011.

Il direttore del quotidiano A Tarde l’aveva spedita a Rio de Janeiro per intervistare Alexander Braga. Uno che aveva fatto la grana a São Paulo vendendo tanga e rossetti, si era espanso a Rio disegnando cappelli di classe e ora preparava lo sbarco delle sue boutique a Salvador de Bahia. Opportunità propizia, aveva considerato Priscilla Amorim. E si era messa a studiare tutti gli aspetti della produzione di Braga: assortimento, linea, clientela, bilanci. Aveva anche utilizzato le due ore del volo Bahia-Rio per ripassare la rassegna stampa preparata di persona. In realtà, quell’incarico le instillava una certa inquietudine. Soddisfazione, senz’altro. Intrecciata però alla responsabilità di un esame. Era sempre un esame le rare volte che il direttore Edivaldo Boaventura inviava giornalisti in trasferta: alla redazione di A Tarde tutti sapevano della pignoleria del vecchio Boaventura. Non per niente l’avevano soprannominato O professor, il professore. Lui ne andava fiero.

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