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Elogio del vino (8/1/2004)

Aggiornamento: 20 set 2023


Mucche a riposo sulla spiaggia di Goa

Elogio del vino (con ripartenze). Una pièce “da cantina”

di Maurilio Barozzi e Lanfranco Barozzi

Musiche: Rossana Caldini (violino).

Spettacolo dissacrante e carico di ironia che accosta la Bibbia, a Pantagruel, Omero e Mozart all’etilometro e a Tognazzi. Prima rappresentazione: dicembre 2004.

CONAL – (con bicchiere di vino in mano, come il famoso teschio di Amleto) Essere o non essere. Questo è il problema: se sia meglio per l’anima soffrire oltraggi di fortuna, sassi e dardi, o prender l’armi contro questi guai, opporvisi e distruggerli. Oppure bere buon vino, nient'altro, e col vino raggiungere l’oblio, metter fine alle pene del cuore, a ogni infermità naturale della carne, grazia suprema da chiedere devotamente…

AMIUR - Sentito? E se lo ha detto il principe Amleto… Finalmente stasera, in una cantina tra amici, possiamo dirlo anche noi. Checché se ne pensi, politica, religione… I confini della civiltà sono segnati dal vino.

Quando ci parlano di geopolitica, quando al liceo ci dicevano delle guerre sante per portare il Verbo, ci vendevano una versione "per ragazzi" della storia. Niente da fare! Qui, tra adulti, lo sappiamo benissimo: il vino è ciò che distingue l'uomo dalle bestie, l'uomo civilizzato dal barbaro e l’uomo che sa riflettere dallo stolto.

Vedo qualcuno perplesso… Certo lei (indica uno tra i convenuti) non ha letto Rabelais. Nel "Pantagruel" la dea Bottiglia dice una sola parola a Panurge che la sta cercando da un migliaio di pagine per sapere se dovrà sposarsi o meno. E quella parola oracolistica è "Trinch!". "Bevi!", gli dice la dea. Sottinteso: poi deciderai meglio. [...]










































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